Sabato 04 Febbraio 2012

Un sogno per lo Zen: 'na partita 'o palluni

Qualche giorno fa, dallo Zen di Palermo si è levato il grido di un rapper che parla di sogni e riscatto, proprio come il premio che gli è stato conferito dall'associazione che lotta per il quartiere Ragazzi di strada. Miii comu cantava chistu.

Oggi invece riapre la scuola Falcone dopo gli innumerevoli raid. Pare un sogno.
Ma se ai sogni nessuno può tagliare la gola, al riscatto invece gli si può annodare un cappio soffocante. Un nodo che unisce i tanti ragazzi di strada distribuiti nei quartieri periferici di ogni città d'Italia.
I ragazzi dello Zen sono diventati stranieri in casa loro. U sapiti quannu si rici "chisti turchi su". I coetanei adolescenti dei quartieri "bene" di questi luoghi conoscono solo il nome, sanno che non devono andarci. Stringere amicizie trasversali è cosa più unica che rara.
La paura dell'altro ha generato mostri sempre più difficili da mandare via. E quell'altro è diventato con prepotenza il nostro possibile compagno di scuola, la nostra storia d'amore, l'amicizia che dura tutta una vita.
Le città sono diventate lo specchio di un Paese sempre più spaccato nelle sue radici. E quasi neanche negli stadi ci si mischia più, tra ragazzi di diversi quartieri, per inneggiare insieme alla stessa squadra.
I rappresentanti delle istituzioni presenti alla consegna del premio hanno lanciato idee di progetti per avvicinare i ragazzi dei quartieri difficili alle istituzioni. Per combattere la mafia mostrando dove dovrebbe stare la legalità.
Ma prima ancora di questo la cultura mafiosa andrebbe misurata con la coesione sociale. Sei i ragazzi dello Zen, di Scampia o di qualsiasi altro quartiere vogliate sono relegati alla solitudine fisica oltre che morale non ci sarà strada che spunta.
Facciamoli giocare insieme i ragazzi dei quartieri, insieme per far vedere ai "buoni" che non c'è da avere paura e ai "cattivi" che possono anche non essere guardati come reietti. Facciamolo battere d'emozioni sane il cuore degli adolescenti delle nostre città sempre più chiuse e anonime. Una bella partita ri palluni ci vuole.
Le scuole organizzino tornei sportivi in cui le squadre siano formate da un rappresentante per ogni quartiere. Le istituzioni lancino progetti per la scuola dell'obbligo che costringano, benevolmente, gli studenti a gemellarsi con i compagni di un quartiere difficile e viceversa. Lo scambio con la scuola inglese, francese o tedesca che sia è di vitale importanza ma altrettanto lo è quello con i propri cittadini che diventano più stranieri degli stranieri stessi. Una settimana allo Zen, una in via Libertà.
Solo a quel punto, quando non ci sarà differenza di valore umano tra i cittadini, si potrà sentire come comune la piaga della criminalità tenuta più o meno nascosta nella parte della camicia che non vede nessuno.
Una società unita e trasversale ha forza e coscienza, saprà giudicare ciò che è giusto da ciò che non lo è, saprà valutare e segliere i propri amministratori e soprattutto saprà chiedere risposte. Perchè, a quel punto, se allo Zen manca l'acqua o una scuola viene costantemente vandalizzata non sarà più soltanto il problema di un quartiere ma lo sarà di un'intera città così come potrebbeesserlo di un intero Paese. Il sogno di ogni presidente della Repubblica. Un sogno che può benissimo partire da un qualsiasi campetto di calcio di periferia.
Commenti (1)
1 Giovedì 29 Ottobre 2009 10:48
ale
Sì, è il tuo stile, molto più adulto, ma sempre tenacemente, sapientemente bambino.

E "la cultura mafiosa andrebbe misurata con la coesione sociale" è una diagnosi luminosa, che vale per ogni forma di mafia, non solo per quella che sfibra la vostra isola.

Grazie.

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