Martedì 07 Febbraio 2012

Le stragi mafiose, le verità "nascoste" e 'i cosi i rumpiri

Comu finisci poi si cunta. Proprio così, cari amici. Al momento non è che il quadro sia chiaro. Di certezze ce ne sono poche e quelle stesse che il convento c'ha passato negli anni

oggi crollano come i casuzzi nel centro storico di Palermo. A certe verità per sbriciolarsi basta poco, tipo una trasmissione in prima serata. Sul periodo delle stragi e dei vari bumbum in giro per l'Italia si è detto poco e forse male. Quindi palla centro e zeroezero. O meglio, palla al centro con AnnoZero. Bastò, infatti, l'intervista a Martelli, l'ex ministro della Giustizia, ppi mettiri in discussione un fattore importante: il giudice Borsellino pare che sapesse della trattativa dello Stato con Cosa Nostra. Pare pure che ci fu un'informativa che avvisò Borsellino da un lato e Di Pietro dall'altro: accura ca a schifiu finisci. Di Pietro riuscì a salvarsi, Paolo satò nt'all'aria cu tutta a scorta.

Ieri i telecomandi d'Italia in molte case tremavano cchiu ri mani. E non picchì pensavano 'a bumma. Vi ricordate quel botto? Fu accussì forti che fici confunniri tutti e fici spariri pure un'agenda rossa... Ma non finisce qui, diceva il caro Corrado alla Corrida. Sempre durante la trasmissione di Santoro, si viene a sapere che pure l'Agnese Borsellino parrò. Sì, pare ca fici un appello ai collaboratori di giustizia: chi sa racconti come stanno le cose e chi furono i mandanti delle stragi. E tempu i parrari. E pare che il numero diciassette porti bene alle indagini. Dopo 17 anni, infatti, a molti tornò la memoria e venne voglia di parlare. Altri, invece, che di parole ne dicono tante in tv o sui giornali sono stati invitati a parlare in procura, tipo i giornalisti Sandro Ruotolo e Franco Viviano. In mattinata sono stati interrogati come testimoni. In città si mormora, qua e là. Si cerca la notizia nei giornali e nello sguardo dell'amico. Ma in città si avverte pure un fresco vento leggero. Un fresco vento leggero che sembra sussurrare: qualcosa può cambiare. Sì, anche nella terra che nella sua lingua (il siciliano, ndl) non conosce il tempo "futuro". Là dove tutto cambia perché tutto rimanga com'è. Qualcosa può cambiare perché c'è rabbia. Perché c'è bisogno di verità. Perché questa terra appartiene prima di tutto ai siciliani di buona volontà, agli onesti, agli artisti e ai letterati. Ai lavoratori e ai disoccupati. Alla donna, all'uomo e pure al Lapino. Ma il vento ci ricorda anche n'autra cosa: una terra pò canciari solo attraverso la conoscenza, conoscenza che ci fa consapevoli e ci permette di ribellarci o resistere.

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