Martedì 07 Febbraio 2012

Volete avviare un'azienda in Sicilia? Semplice, bastano SETTANTA documenti

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Lo sapete cosa ci vuole per avviare un'impresa in Sicilia? Prima di tutto l'idea. Poi la buona volontà e infine la pazienza. Ma non quella comune... quella ci vuole qui da noi è la Santa Pazienza. Oggi apprendiamo 

da un comunicato diffuso da Confindustria che per avviare un'impresa bisogna "usicire" settanta tra documenti, autorizzazioni, certificati, concessioni, firme autenticate, bolli, protocolli, nulla osta. Un’interminabile procedura burocratica è necessaria per avviare un’attività economica. Questa è la denuncia di un imprenditore della provincia di Palermo che si è rivolto allo sportello Addioburocrazia dei Giovani Imprenditori di Confindustria. Lo sportello è stato inaugurato stamattina da Marcello Cacace, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Palermo. C’erano anche il presidente di Confindustria Palermo, Nino Salerno, e il presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Sicilia, Giorgio Cappello.

LO SPORTELLO. Una trincea contro i ritardi, le lungaggini, le storture nei percorsi burocratici. Contro tutti quegli ostacoli che frenano inutilmente l’attività delle imprese e smorzano la spinta dello sviluppo economico. Uno sportello per tendere la mano a tutte le imprese, associate e non associate alla Confindustria. Un meccanismo che garantisce assistenza legale agli industriali che vogliono intraprendere un’azione in giudizio per casi di intoppi dovuti alla malaburocrazia. Lo sportello è aperto e riceve per appuntamento ogni mercoledì e venerdì dalle 16.00 alle 18.00 presso la sede di Confindustria Palermo, in via XX Settembre 53.

I casi, segnalati dalle imprese a Confindustria Sicilia, vengono poi smistati alla Confindustria di Palermo. La denuncia dell’azienda (su cui viene garantito l’anonimato) viene valutata da un comitato di Confindustria Giovani composto da Luigi Rizzolo e Filippo Maniscalco. Poi la segnalazione alla Confindustria Sicilia e la decisione della strada da intraprendere: giudiziale o extragiudiziale. “La Confindustria garantisce l’assistenza dell’ufficio legale di Confindustria e a seconda dei casi potrà costituirsi in giudizio con un intervento ad adiuvandum” ha aggiunto Giorgio Cappello, presidente dei Giovani Industriali Siciliani. Cappello ha anche dichiarato che gli sportelli in Sicilia servono “per collaborare con la buona burocrazia e per combattere la malaburocrazia”.

SETTANTA CARTE PER UN’IMPRESA. Il caso è stato segnalato ai Giovani Imprenditori di Confindustria Palermo. A luglio si è costituita una società, con atto dal notaio. I soci in realtà dall’inizio del 2009 hanno cominciato a preparare e raccogliere documenti, hanno investito capitale, hanno programmato l’inizio dell’attività dall’inizio del 2009. Insomma si sono presentati dal notaio con le chiavi in mano. Ebbene, dall’inizio di luglio fino ad oggi non sono riusciti ad avviare la produzione perché ogni giorno c’è un nuovo documento, una verifica, un’ispezione. Finora sono stati necessari settanta tra documenti, certificati, verifiche e quant’altro.

LO STRANO CASO DEL PROTOCOLLO ARBITRARIO. E’ un fatto realmente accaduto e denunciato pubblicamente da Luigi Rizzolo, componente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Palermo. In un comune della provincia di Palermo le ditte che lavorano col municipio e che presentano le fatture per il pagamento delle prestazioni si trovano di fronte a un’anomalia. Ogni fattura passa ripetutamente dalla ragioneria, dall’ufficio tecnico, dal segretario comunale. I documenti – prima ancora di essere protocollati, finiscono persino dal sindaco, che vuole personalmente esaminare e vistare le richieste di pagamento. La procedura è sbagliata oltre che sovraccarica di passaggi inutili che rallentano il pagamento alle imprese.

I PAGAMENTI IN RITARDO E LE UTOPIE DI BRUNETTA. “Sarebbe bellissima la compensazione tra debiti e crediti con la pubblica amministrazione, come vorrebbe Brunetta. Eppure è impossibile” sostiene Marcello Cacace, il presidente di Confindustria Palermo Giovani racconta la storia di “Un’impresa edile che vanta un credito di 300.000 euro nei confronti di un’amministrazione locale. Normalmente l’ente pubblico paga in ritardo i suoi fornitori, nella migliore delle ipotesi questo ritardo è “solo” di quattro mesi. Eppure se l’impresa paga con un giorno di ritardo i tributi locali (per somme che al massimo raggiungono la soglia dei cinque mila euro), allora scatta il blocco dei pagamenti da parte dell’amministrazione”.

(foto di Valerio aka Ras Punky)

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