Martedì 07 Febbraio 2012

Stangata per l'Eni di Gela. La Tarsu passa da seimila euro a cinque milioni


Il petrolchimico di Gela nell'occhio del ciclone per via delle tasse. Il comune ha infatti notificato una maxi bolletta Tarsu da cinque milioni di euro. L'aumento è stato alquanto consistente.

Nel senso che si è passati da appena seimila euro annui a questa cifra gigantesca che fa particolare gola all'amministrazione comunale in tempo di sovvenzionamenti ridotti.
Pare che, dei 500 ettari di superficie usati dalla raffineria, l'Eni abbia pagato solo una tassa relativa ai duemila metri della mensa aziendale: ecco spiegata l'impennata della bolletta.
A sollevare la questione e a trovare il modo per mettere soldi in cassa, come scrive Siciliainformazioni, è stato un consigliere comunale del Pd. Dal canto suo, l'Eni si difende dicendo che la somma pagata è corretta perché lo smaltimento dell'immondizia è fatta "in proprio". Però pare che nelle altre aree in cui sono attive delle raffinerie, come a Priolo, Siracusa, Augusta e Melilli, la Tarsu è pagata calcolando l'intera area utilizzata dalla fabbrica.
Sarà pagata la somma? Ai posteri la sentenza. Sarebbe interessante, però, che si trovasse magari un accordo e che la somma venisse utilizzata per la bonifica di un'area in cui, a detta di alcuni cittadini, morire di vecchiaia è un privilegio. Nei giorni scorsi, infatti, un'inchiesta del Tg1 si era occupata dei casi dei bimbi malformati nell'area di Gela. Dal servizio è emerso che proprio la cittadina a sud della Sicilia detiene questo triste primato.
Nessuna tesi scientifica conferma che sia proprio la raffineria la causa di questi mali ma investire sull'ambiente male non fa. La stessa Eni ha infatti previsto lavori di bonifica per 500 mila euro.

foto: Sebastiano Pitruzzello

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