Sabato 19 Maggio 2012

I comuni siciliani non hanno soldi e i picciriddi a scuola restano digiuni

Non è una storia nuova quella raccontata oggi da AgrigentoWeb.it. A Raffadali, comune agrigentino, è stato interrotto il servizio di refezione scolastica. La denuncia arriverebbe dell’Associazione “Società Civile Raffadalese”, che in una nota, sottolinea come "il disservizio si è creato per mancanza di risorse, provocando disagi alle famiglie e ai bambini obbligati a vedere ridimensionato il tempo pieno". Nel pomeriggio è arrivata la replica del vice sindaco Librici che afferma: “L’interruzione del servizio di refezione scolastica non è dovuta assolutamente alla mancanza di risorse finanziarie". Sulla sospensione del servizio spiega che si tratta di "una decisione maturata e condivisa dai dirigenti scolastici e dall’ufficiale sanitario alla luce delle preoccupazioni manifestate da numerosi genitori in ordine al rischio diffusione del virus influenzale A H1N1”.

In realtà il problema di carenza di risorse e relativi tagli nel mondo della scuola colpisce invece Palermo. In alcuni plessi della città spesso i più piccoli si trovano a mangiare soltanto "pasta e olio". Adesso potremmo aprire un ampio dibattito sul tema: "Dove è meglio tagliare gli sprechi". Eppure i politici vanno avanti per la loro strada e la città per i fatti suoi. Non ci sentiamo di puntare il dito contro tizio o caio, né tantomeno al centrodestra o centrosinistra che sia. Il vero problema è che manca consapevolezza da parte dei cittadini. In uno Stato a sovranità popolare ci sono tutti gli strumenti democratici per mandare a calci nel sedere politicanti da quattro soldi. Eppure forse ci piace lamentarci delle situazioni negativa piuttosto che cercare soluzioni.

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