Sabato 19 Maggio 2012

Lavoro in Sicilia? Improvvisatevi badanti, per il resto si resta a bocca asciutta

Ci fu un periodo in cui, per potere trovare lavoro nell'isola, si vociferava bisognasse diventare aiutanti di pulizie domestiche. Era il periodo in cui arrivarono gli immigrati dallo Sri Lanka e dal Bangladesh. Oggi, invece, per trovare lavoro occorre trasformarsi in badanti. Già perché per il resto la Sicilia è messa piuttosto male. Pare che tra il 2006 ed il 2009 siano andati persi 54 mila posti di lavoro.


Ecco il comunicato stampa relativo all'ultimo rapporto della Cgil:

Tra il 2006 e il 2009 nei settori produttivi in Sicilia sono andati perduti 54 mila posti di lavoro. L’industria è calata di 16 mila occupati, l’agricoltura di 21 mila, il commercio di 17 mila unita’. Un incremento si e’ avuto solo nei servizi per la regolarizzazione di badanti. Nello stesso periodo il paese ha registrato un lievissimo incremento degli occupati (+0,06 contro -2% della Sicilia) Lo rivela un dossier della Cgil regionale sull’andamento dell’economia e dell’occupazione in Sicilia, curato dal Cerdfos (il centro studi) e presentato oggi. “La situazione si aggrava sempre piu’- ha detto la segretaria generale della Cgil Sicilia Mariella Maggio- e se si manterranno le previsioni sul Pil che parlano di 6 punti in meno tra 2008 e 2009 la nostra regione fara’ un balzo indietro di 10 anni”.

Nell’analisi della Cgil, che per chiedere interventi contro la crisi ha organizzato per sabato a Messina, nell’ambito della giornata di lotta delle regioni del Sud proclamata dalla Cgil stessa, una manifestazione alla quale partecipera’ il leader nazionale Guglielmo Epifani, c’e’ lo spaccato di “una situazione sociale prossima al collasso”, ha rilevato Maggio, con il 50% delle famiglie nella fascia della poverta’ relativa (reddito di 1.600 euro mensili per un nucleo di 4 componenti). Ne risentono i consumi, per i quali le famiglie siciliane spendono in media 1.764 euro contro il Veneto che ha il primato nazionale con 3.047 euro. Le stesse famiglie, dice ancora l’analisi del sindacato, vivono in uno stato di potenziale insolvenza per quanto riguarda utenze domestiche, mutui e rimborsi dei prestiti al consumo, “come conferma l’Adiconsum – ha osservato Maggio- che pone la Sicilia al primo posto tra le regioni italiane per il rischio di bancarotta familiare”. “La nostra – ha proseguito la segretaria della Cgil -e’ una regione ferma che ha grandi ritardi nell’attivazione della risorse comunitarie, e’ una regione che continua a indebitarsi con l’esterno e non per finanziare investimenti ma per sostenere consumi che pure sono in caduta”.

Nell’ultimo bilancio della regione, ricorda la Cgil, la spesa corrente impegnata e’ aumentata dell’8,4% mentre quella in conto capitale e’ diminuita del 31%. “Si va configurando insomma sempre piu’- ha sostenuto Maggio- una situazione che vede la Sicilia produrre sempre meno beni”. Se questa tendenza sara’ confermata, rileva la Cgil, “nel 2013 alla fine del periodo di convergenza, il terziario avra’ un peso di circa l’85% del totale della ricchezza prodotta”. Un sistema econimico, insomma, “sempre piu’ bloccato”, ha sottolineato Maggio.

E questo accade in una regione, dice ancora il sindacato, che “sulla carta gestisce un bilancio di oltre 25 miliardi, contro i 24 miliardi del bilancio della Lombardia che pero’ ha il doppio degli abitanti e un’economia che rappresenta oltre il 25% del Pil nazionale contro il 5,6% della Sicilia”. “In realta’- ha osservato Maggio- gli investimenti erogati in Sicilia, vista la precaria struttura produttiva, hanno una ricaduta reale nelle regioni piu’ sviluppate del paese e in particolare in Lombardia che ha con la Sicilia un interscambio di merci di oltre un milione di tonnellate su strada”. “Tutto cio’- ha specificato la segretaria della Cgil- si traduce nella crescita del disagio sociale: piu’ disoccupati e meno opportunita’ di lavoro nella fasce tra 25 e 44 anni, flussi migratori temporanei che coinvolgono almeno 500 mila persone l’anno, difficolta’ dei segmenti piu’ deboli della popolazione”.

Ma cosa propone la Cgil per invertire questa rotta? “La regione- ha detto Maggio- deve intanto essere governata cosa che non accade da tempo per i problemi interni alla maggioranza”. Poi, ha aggiunto “ci sono alcuni banchi di prova importanti e sono la vertenza Fiat, il problema dei rifiuti e la sanita’.

Per la Fiat la regione deve fare pesare la sua voce per ottenere garanzie per lo stabilimento e per l’occupazione di Termini Imerese. Deve inoltre varare il piano dei rifiuti e dare risposta alle attese tradite sulla sanita’ a seguito di un piano di tagli a cui non ha corrisposto nessun miglioramento e vantaggio per i cittadini”.

La Cgil propone inoltre un’unita’ di crisi, con la partecipazione di tutte le parti sociali, “per avviare da un lato interventi che diano risposte immediate in termini di lavoro e dall’altro agiscano sulla programmazione per rimettere sotto controllo la spesa pubblica , cambiare dinamiche che non hanno portato a nulla, rivisitare gli indirizzi della spesa dei fondi comunitari”.

Il sindacato chiede anche “un piano di investimenti nazionali per adeguare le infrastrutture e mettere in sicurezza il territorio, cominciando col mettere a disposizione su opere piu’ utili e credibili – ha sottolineato Maggio- le risorse del Ponte sullo Stretto”. Per il sindacato e’ anche necessaria “una riforma del sistema creditizio: non creando nuove banche, bensi’ individuando strumenti utili alla crescita del sistema produttivo dell’isola e scegliendo di volta in volta la banca che offre maggiori garanzie”.

foto: sciain

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