Ti è piaciuta la bicicletta?
Il ragioniere Allegretti, Giacomo Allegretti, decise di godersi il suo primo giorno di ferie passando la mattinata nel bar che stava di fronte a casa sua. Scese le scale, attraversò la strada, e occupò uno dei quattro tavolini che c’erano sul marciapiede. Ordinò un caffè freddo, “ma che sia granuloso, per favore”, inforcò gli occhiali da presbite e cominciò la lettura della Gazzetta dello Sport, l’unico giornale che riusciva a sopportare.
Il caffè, granuloso, arrivò. Della lettura, meglio non parlarne. Dal balcone di casa sua, al primo piano, arrivavano le urla della moglie che rimproverava l’unico figlio. Quel bambino era una peste: refrattario a qualsivoglia forma di disciplina, irrispettoso, maleducato e chiassoso oltre ogni misura. La moglie, oltre a non aver alcun legame con una femmina desiderabile, era volgare e, soprattutto egoista, buona solo a dare ordini e fare cazziate. Di questa situazione, il ragioniere Allegretti ne parlava spesso con i suoi amici i quali, in coro, gli ripetevano sempre la stessa frase: “Ti è piaciuta la bicicletta? E ora pedala”. Cosa volessero dire esattamente, il ragioniere non l’aveva mai capito. Ma da un po’ di giorni non pensava ad altro che a quella frase. Dal balcone uscì un altro di quegli urli disumani. Il ragioniere Allegretti sobbalzò e pensò agli amici. Pagò il suo caffè freddo, lasciò sul tavolino la Gazzetta dello Sport ancora intatta, riattraversò la strada ed entrò nel garage. Prese la sua vecchia bicicletta, l’inforcò e, come gli risuonava nella testa, pedalò. Pedalò per ore finché, stanco, perse la strada di casa. E non lo vide più nessuno


