Sabato 04 Febbraio 2012

Sempre più negozi chiudono in Sicilia. Ecco come spendiamo i nostri soldi

francesismo di tano_d'ere

La Sicilia si conferma isola dei primati... negativi. Tra le regioni d'Italia è infatti quella che nell'anno in corso ha visto più saracinesche abbassarsi e chiudere esercizi commerciali in un batter d'occhio. Secondo una indagine condotta da Confcommercio sarebbero 2401 le attività che mancano all'appello. Il podio di questa tragica classifica è completato da Lombardia (-1773 negozi) e Puglia (-1248). Si registra anche una caduta dei consumi. In Italia, comunque, al termine del 2009 saranno 20 mila i negozi in meno, e a settembre il saldo tra chiusure e nuove aperture risulta già negativo per 12.543 unità.

Sempre Confcommercio ha presentato una ricerca secondo cui affitti, bollette, servizi bancari e l’assicurazione obbligatoria peserebbero per il 40% sul totale delle spese delle famiglie italiane.

Le spese fisse sono passate dal 23,3% del 1970 al 38,8% del 2008. E per il 2011 si prevede un ulteriore, seppur lieve, incremento, arrivando al 39%. Secondo l’indagine le spese obbligate a carico delle famiglie italiane sono cresciute nettamente nel corso degli anni: nel 1970 il loro peso sugli esborsi totali era circa la metà (23%).

Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha giudicato molto negativo il dato: “Tra il 2000 e il 2008 i consumi pro-capite sono cresciuti in media di appena lo 0,5% l'anno, mentre ormai le spese obbligate assorbono quasi il 40% della spesa complessiva”. Sangalli ha sottolineato inoltre, come sui consumi pesi anche la tassazione: “la pressione fiscale complessiva rimane oggi inchiodata intorno al 43%”. “I dati chiariscono che tanto nel lungo termine quanto nell’analisi per sotto-periodi – ha spiega Mariano Bella, direttore dell’Ufficio Studi - vi è stato un drenaggio continuo di risorse dai settori dei beni commercializzabili, quelli che passano dai negozi e sono scelti liberamente dai consumatori, ai settori totalmente o parzialmente protetti: l’indice dei prezzi delle spese obbligate in quasi 40 anni è cresciuto di circa 27 volte, quello dei commercializzabili di 16 volte, ovvero poco più della metà. I beni alimentari hanno un'inflazione ancora più bassa”.

(foto di Tano D'Ere) 

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