Sabato 19 Maggio 2012

Economia. La Sicilia è la regione italiana dove innovare è più difficile

Presentato questa mattina a Palermo il Rapporto di ricerca 2009 della Fondazione Res, l’Istituto di Ricerca su Economia e Società in Sicilia, promosso dalla Fondazione Banco di Sicilia e sostenuto da Unicredit-Banco di Sicilia: il rapporto affronta il tema dell’innovazione in Sicilia con uno studio dedicato alle imprese dell’Isola, esaminando gli elementi che favoriscono l’introduzione di innovazioni, ma anche gli ostacoli e i vincoli che devono essere superati per poterle realizzare.

“Per evitare la cosiddetta fuga di cervelli - ha spiegato Giovanni Puglisi, presidente della Fondazione Banco di Sicilia - occorre puntare sulla formazione, perché la nostra regione, ricca di saperi e intelligenze che ne hanno contrassegnato la storia, non sia considerata territorio di serie B o di serie C ma area di eccellenza per lo sviluppo del sistema Paese”. “La Sicilia - ha sottolineato Carlo Trigilia, presidente della Fondazione Res - è una regione con una popolazione paragonabile a quella di diversi paesi europei, che non può crescere economicamente e migliorare la sua qualità sociale senza porsi con forza il problema dell’innovazione come chiave per lo sviluppo della sua struttura produttiva e della sua modernizzazione. Ma senza una buona diagnosi non si può riuscire a mettere in campo terapie efficaci per contrastare i vincoli e trasformarli in opportunità, per attenuare la forza della corrente contraria a chi deve remare”. Sicilia: la regione italiana dove innovare è più difficile In primo luogo la ricerca mostra che innovare in Sicilia è più difficile rispetto ad altre regioni del Mezzogiorno. Considerando i fondamentali settori delle attività industriali manifatturiere, le imprese innovative sul totale (22%) sono sensibilmente meno numerose, non solo nel confronto con il Nord Ovest (43%) e con il Centro Nordest (38%), ma anche con il resto del Mezzogiorno (26%). Le uniche significative eccezioni sono costituite dall’agroindustria e dal settore chimico, che fanno registrare valori più alti di quelli medi del Sud e vicini a quelli delle altre ripartizioni. La ricerca evidenzia, poi, come in questa regione si verifichi un curioso paradosso: la Sicilia ha avuto uno sviluppo negli ultimi decenni meno intenso di altre regioni del Mezzogiorno ma, a differenza di queste, ha speso molte più risorse pubbliche.

La spesa pubblica è stata prevalentemente destinata a fini redistributivi, attraverso un crescente peso della spesa corrente rispetto a quella per investimenti. Questa circostanza ha determinato che le attività produttive di mercato, che stimolano l’innovazione tramite la concorrenza, siano meno sviluppate che altrove. Ma ha anche fatto sì che i beni collettivi, le infrastrutture e i servizi pubblici destinati a irrobustire il mercato e le attività produttive risultino scarsi e incapaci di alimentare un circolo virtuoso fondato sulla specializzazione e sulla qualità. Abbiamo mostrato che sia l’eccesso di spesa pubblica “improduttiva” che la limitata estensione delle attività di mercato condizionano negativamente l’affermazione di imprese innovative in Sicilia.

Una prima parte del rapporto è quindi dedicata a ricostruire con sistematicità il contesto in cui operano le imprese siciliane e i vincoli che esso pone – in termini di risorse effettivamente dedicate allo sviluppo e di qualità dei servizi – alla loro propensione a innovare. Ne emerge un quadro generale caratterizzato da gravi difficoltà che hanno origine nel passato remoto ma anche recente e che risulta, sotto molteplici aspetti, più statico e più arretrato rispetto ad altre regioni dell’Italia meridionale. Nonostante i vincoli e gli elementi di arretratezza che ostacolano l’innovazione, esistono imprese e territori che si muovono, spesso remando controcorrente ma realizzando risultati importanti in termini di redditività, di crescita del fatturato e dell’occupazione. I capitoli centrali del Rapporto sono dedicati a individuare i territori e i soggetti che riescono a innovare, mettere a fuoco le loro caratteristiche, cercare di capirne le strategie. L’indagine ha prodotto alcune interessanti “scoperte”.

I territori che si muovono L’indagine ha attirato l’attenzione su un numero limitato di sistemi locali (26 su 77), prevalentemente collocati nella parte orientale e sud orientale della Sicilia, con l’eccezione significativa del sistema del vino nella parte occidentale. I risultati di questa indagine territoriale, realizzata attraverso l’impiego di metodologie particolarmente raffinate e mai sperimentate, ci hanno portato a formulare l’ipotesi che attività di mercato più robuste e dinamiche, capaci quindi di creare un ambiente più favorevole all’innovazione, siano da collegare a specializzazioni in settori che possono contare su vantaggi competitivi naturali, legati alla caratteristiche fisiche, o ambientali e storico-artistiche dei territori. Stimoli più deboli provengono invece dall’industria manifatturiera, i cui vantaggi competitivi devono essere più costruiti socialmente in termini di economie esterne dei territori (formazione, saper fare, infrastrutture, servizi).

Nel complesso, nella Sicilia orientale (inclusa Messina) e sud-orientale si concentra quasi il 60% delle imprese dinamiche e innovative della regione. Se Catania costituisce il polo manifatturiero più consistente e dinamico, altri territori innovativi sono quelli a forte specializzazione turistica (Taormina, Lipari e le Eolie, San Vito Lo Capo), e quelli caratterizzati da attività manifatturiere nel settore dei minerali non metalliferi (Custonaci, Ragusa). Le imprese dinamiche e innovative Questa prima conclusione ha trovato elementi di conferma nell’indagine condotta sul campo attraverso un questionario che ha contribuito a definire con maggiore chiarezza le caratteristiche delle imprese innovative. Abbiamo stimato in circa 1.200 le imprese di successo, più consistenti in termini di fatturato e più dinamiche della Sicilia. Di esse circa 800 sono risultate essere imprese innovative.

Tra queste le imprese dell’agricoltura e dell’industria alimentare hanno un ruolo significativo, seguite da quelle di vari comparti manifatturieri, dalle costruzioni e dai servizi privati (che includono il turismo). Sono state poi individuate due tipi di imprese di successo, che tendono ad avere un peso equivalente nell’ambito del nostro insieme. Il primo individua gli innovatori radicati nel territorio, cioè aziende legate a ‘vantaggi competitivi naturali’ del territorio, in particolare nell’agroindustria, nella lavorazione della pietra e nel turismo, con una netta prevalenza delle componenti legate all’agricoltura e all’industria alimentare. Queste imprese realizzano innovazioni sfruttando i vantaggi competitivi naturali offerti dal territorio. Il secondo individua gli innovatori non radicati che, invece, non sono legati a specifici vantaggi naturali del territorio e tendono a prevalere tra le imprese del manifatturiero e della chimica.

Tra gli innovatori radicati nel territorio abbiamo trovato le imprese più innovative del nostro campione: si tratta di imprese che (a) praticano una strategia attiva di innovazioni di prodotto o servizio, oltre che di processo e organizzative; (b) sono più proiettate verso i mercati internazionali; (c) ottengono i risultati migliori in termini di crescita del fatturato e dell’occupazione. Per citare alcuni esempi vi sono imprese all’avanguardia che hanno brevettato film in polietilene per le serre in agricoltura o hanno investito nella trasformazione e lavorazione di prodotti agricoli, in particolare frutta secca convenzionale e biologica o nei sistemi di tracciabilità degli alimenti.

Gli innovatori non radicati, prevalenti nel manifatturiero e nella chimica, sono portatori di una strategia più difensiva: (a) introducono prevalentemente innovazioni di processo legate all’acquisto di macchinari fuori dalla regione o riqualificando la propria forza lavoro; (b) hanno una buona collocazione nei mercati nazionali e internazionali; (c) sono in una posizione competitiva meno consolidata, testimoniata dall’andamento del fatturato dell’occupazione e anche dalla reazione alla crisi in corso. Ci sono, per esempio, imprese che operano nel campo della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili o progettano mezzi di trasporto ferroviario e motori elettrici.

Le collaborazioni rendono

Si pensa da tempo che una caratteristica delle imprese di successo in Sicilia sia il loro relativo isolamento che può essere attribuito, nuovamente, a difficoltà di contesto ma anche a problemi derivanti dalla carenza di fornitori e di fiducia. La nostra ricerca smentisce almeno in parte questo stereotipo e mostra come le imprese innovative sono aperte alla collaborazione con altri soggetti economici (concorrenti, associazioni di categoria, etc.) sia che essi operino nel territorio che in altri mercati nazionali o internazionali. Si tratta di un risultato incoraggiante e che, d’altra parte, è congruente con quello che raggiunto dagli studi più avanzati che mostrano come le innovazioni sono spesso un risultato di strategie di collaborazione e di costruzione sociale. Entrambe le categorie di imprese riescono dunque a innovare attraverso forme di collaborazioni e di apertura esterna. Le politiche per l’innovazione. Un contributo debole Un altro interrogativo affrontato dalla nostra indagine riguarda l’analisi degli effetti sulle imprese innovative delle politiche pubbliche destinate al finanziamento dell’innovazione Una attenta valutazione mostra come si sia trattato prevalentemente di interventi destinati al finanziamento di singoli progetti per promuovere processi di trasferimento tecnologico o di riqualificazione del personale o di contributo generico agli investimenti.

Al di là del successo conseguito da alcune imprese finanziate, ci sembra che sia finora mancata la capacità di influire sulla nascita di un sistema regionale di imprese innovative. Soltanto una modesta quota dei progetti finanziati ha riguardato la realizzazione di reti di collaborazione radicate a livello territoriale fra imprese o fra università e imprese, favorendo in questo modo reali processi di innovazione.

Questo potrebbe aiutarci a spiegare perché, nell’ambito dei finanziamenti distribuiti dal Por, circa la metà dei 300 progetti finanziati sia stata revocata per rinunce o inosservanza delle condizioni da parte delle imprese; un segno inequivocabile di notevole fragilità della domanda attivata dalle imprese. Le università siciliane. Un altro paradosso Una delle scoperte di questa ricerca è che il sistema universitario siciliano ha una qualità della ricerca che, sulla base di molti indicatori statistici, risulta superiore a quello meridionale e in linea con la media nazionale. Il nostro studio, tuttavia, mette in evidenza l’esistenza di un altro paradosso: raramente e con grandi difficoltà questo potenziale si trasferisce alle aziende. Continua a essere modesta, nonostante alcuni indubbi progressi avvenuti negli ultimi anni, la capacità delle imprese di attivare risorse di ricerca legate all’università, favorendo l’interazione fra domanda e offerta di conoscenza.

Fra le aziende intervistate, solo il 10% circa di quelle che hanno realizzato innovazioni di prodotto indicano l’università o i centri di ricerca come una fonte importante di nuove conoscenze. Se dunque è assai forte lo scarto fra il potenziale innovativo prodotto dagli istituti di ricerca, in primo luogo i dipartimenti universitari, e il suo effettivo utilizzo da parte delle imprese ci siamo interrogati sulle ragioni di questo paradosso. Abbiamo individuato: a. una debole domanda di innovazione da parte delle imprese che operano sul territorio, b. la persistente fragilità delle strutture universitarie destinate alla valorizzazione economica della conoscenza, c. il contributo non virtuoso della politica che non ha puntato in misura significativa alla costruzione di reti per favorire l’incontro fra imprese e università. Lezioni per lo sviluppo Questa ricerca vuole rivolgersi non soltanto al mondo degli studiosi e dei ricercatori ma anche agli operatori pubblici e a coloro che gestiscono attività produttive o guidano associazioni professionali che rappresentano interessi collettivi. Il nostro auspicio è quello di influire sul disegno delle politiche pubbliche e favorire la maturazione di consapevolezze adeguate dei meccanismi che possono promuovere la realizzazione di innovazioni. Richiamando le principali conclusioni di questa indagine, è opportuno sottolineare che la Sicilia soffre più di altre regioni per la mancanza di condizioni economiche di mercato che rappresentano un requisito necessario e indispensabile per la realizzazione di innovazioni. La Sicilia soffre inoltre per la pervasività eccessiva e distorta dell’intervento pubblico nella regione, che non sostiene il mercato con una adeguata offerta di infrastrutture e di servizi collettivi. La Sicilia soffre per la scarsa presenza di imprese innovative che siano in grado, con la loro presenza, la loro immagine, la loro leadership, di svolgere una funzione di esempio, attivando forme più strutturate di collaborazione più radicate fra soggetti economici. Quali sono dunque gli insegnamenti che, in sintesi, autorità, imprese e altri soggetti economici possono trarre da questa ricerca per promuovere la crescita di innovazioni in Sicilia? È importante sostenere le strategie praticate dalle imprese innovative per rafforzare i processi di collaborazione fra imprese, anche attraverso il coinvolgimento delle associazioni di categoria e di altri attori istituzionali, soprattutto quando esse non possono fare affidamento su antichi e solidi vantaggi competitivi legati al territorio o a risorse naturali. Per quanto riguarda la distribuzione delle risorse pubbliche è essenziale (a) introdurre maggiore selettività nei processi di valutazione, (b) alzare la soglia dei finanziamenti e, soprattutto, (c) privilegiare la formazione di reti tra le imprese, gli atenei o altri centri di ricerca anche a scapito del sostegno di progetti individuali. La valorizzazione del sistema di ricerca regionale deve diventare obiettivo prioritario per la Sicilia, agevolando il trasferimento di conoscenze verso quei settori - come l’agroindustria, le scienze mediche e biologiche, l’elettronica, le nuove fonti di energia - dove più consistenti sono già oggi le possibilità di innovazione. Tale obiettivo va perseguito con politiche di rete e con interventi a sostegno di un impiego diretto (per esempio con spin-off e start up) da parte delle università del loro potenziale di conoscenza nelle attività economiche innovative. L’indicazione forse più rilevante che viene dall’indagine riguarda, in definitiva, i vantaggi della collaborazione e del radicamento territoriale e la ‘scoperta’ che le imprese innovative più solide sono anche in Sicilia quelle che si giovano di più di tali vantaggi. Se dunque è indispensabile incidere sulla corrente, migliorare cioè l’ambiente economico ridefinendo profondamente l’intervento pubblico, è però anche possibile rinforzare coloro che remano controcorrente diffondendo pratiche di collaborazione che aiutano a innovare.

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